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Inchiesta sui buoni pasto Qui!Group, arrestato il Presidente Gregorio Fogliani

Gregorio Fogliani, presidente e fondatore di Qui!Group, azienda di distribuzione di buoni pasto, è stato arrestato nell’ambito dell’inchiesta sul fallimento della società avvenuto a settembre.
L’accusa è di bancarotta fraudolenta, riciclaggio, autoriciclaggio e truffa aggravata.
Già nel febbraio 2018 Max Laudadio si era occupato del caso, dopo che alla redazione di Striscia la notizia erano arrivate diverse segnalazioni che riportavano come parecchi esercenti rifiutassero i buoni Qui!. Il nostro inviato, attraverso un gancio, aveva provato a capire per quale motivo, scoprendo che i ristoratori convenzionati non venivano pagati da diverso tempo e per questo si erano visti costretti a rifiutare quel tipo di buoni.

A settembre del 2018 il tribunale di Genova aveva dichiarato il fallimento della Qui!Group per debiti che ammontavano a oltre 325 milioni di euro.
L’indagine, condotta dai finanzieri del comando provinciale di Genova e coordinata dal procuratore aggiunto Francesco Pinto e dal sostituto Patrizia Petruzzello, ha coinvolto anche altre persone per le quali sono state emesse due ordinanze di custodia in carcere e tre di arresti domiciliari. Le Fiamme gialle stanno inoltre eseguendo il sequestro preventivo su conti, immobili e disponibilità finanziarie per 80 milioni di euro.

Tra le vittime delle presunte truffe c’è anche il Ministero dell’Istruzione: secondo quanto riportato dall’Ansa, la società aveva falsificato i bilanci per ottenere finanziamenti dal Miur pari a oltre un milione di euro per un progetto su carte e buoni pasto.

L'inchiesta ha fatto emergere il dirottamento di somme a favore di altre società riconducibili alla stessa famiglia Fogliani per quasi 42 milioni di euro, oltre all'acquisto di un immobile di pregio a Forte dei Marmi (Lucca) per 4,8 milioni. È emersa poi l'omessa contabilizzazione di somme da pagare per circa 179,5 milioni di euro, l'esposizione in bilancio di utili fittizi che venivano poi distribuiti ai soci per 3,24 milioni di euro. Secondo gli inquirenti Fogliani sapeva da anni della situazione di insolvenza delle società del gruppo.