Rassegna stampa

Il Messaggero

Ricci all'attacco di Baglioni: «Non lo reggo. Quest'anno non ci occuperemo del Festival»

«Antonio Ricci è morto». Ieri a Milano ha iniziato così a presentare - per la quattordicesima volta - il ritorno di Ficarra e Picone alla guida di Striscia la notizia, dal 5 febbraio e fino alla fine della stagione. Poi ha ironizzato subito sulla «sacra cantina di Striscia» dove conserverebbe materiale su chiunque, e tesse le lodi dei suoi: Stefania Petyx per l'impegno contro la mafia, e Vittorio Brumotti per i servizi su droga e inciviltà. Mentre su Staffelli ridacchia definendolo uno che «Tutti vogliono menare».

Perché nessuno ha una carriera personale, oltre Striscia?
«Striscia è un posto dove puoi stare 30 anni: non è da poco».

Se mandassero via lei?
«Mi chiuderei nella sacra cantina e farei saltare tutto».

Perché non avete detto nulla su "Doppia difesa", l'associazione contro la violenza sulle donne di Michelle Hunziker e Giulia Bongiorno, a cui non risponde nessuno al telefono, denunciata da Selvaggia Lucarelli?
«Succedono a tutti queste cose. La felicità è che sia successo alla Bongiorno: una che ha fatto assolvere Andreotti, e che adesso si mette con Salvini...».

Ha anche salvato Greggio nel patteggiamento con il fisco...
«Quella è poca roba».

Non parlerete di Sanremo perché c'è Michelle?
«No, non ne parleremo perché non c'è niente di torbido. Sono finiti i tempi di Cavallo Pazzo e delle prime tre file dell'Ariston piene di malavitosi» .
E di Baglioni che dice?
«Non lo reggo da sempre. Immaginate uno cresciuto nel 1968, abituato ai De André, ai Paoli, che ad un certo punto arriva lui, melenso budino molliccio, derviscio rotante con il suo "passerotto", che è il preferito dei La Russa e dei Gasparri. È una questione istintiva di odio. Ci ho fatto anche un pezzo di cabaret, ai tempi. E poi oggi il botulino ormai gli è entrato nei gangli».

Ricci è intoccabile? Può parlare male di tutti, ma se parli male di lui, sei spacciato?
«No. Ma essendo un provocatore e pagando in prima persona con denunce, pestaggi e anche bombe - cosette leggere esplosive che arrivano in redazione - mi piace far capire quanto sia rischioso questo lavoro. Non vado mai - forse una volta, quando ero più giovane - su chi lo ha fatto. Nel caso dei giornalisti, vado dall'editore».

Dal potere...
«Sì».

Quanto le piace il potere?
«Non mi piace assolutamente. Mi piace che gli altri sentano...»

Che lei ce l'ha?
«No, che rischiano. Tanti pensano di potere fare qualunque cosa da impuniti. Invece il bello è proprio questo: non lo sono».

Quindi li educa?
«Non ho un intento pedagogico. Lo devo fare. Io nasco dalla strada: terribile. Mi metto con una gamba tesa al bar sperando che uno la tocchi per riempirlo di botte. Andrei contro natura se non lo facessi».

Ma non è limitare la libertà? Che a lei sta tanto a cuore?
«La libertà uno se la deve guadagnare».

E come?
«Affrontando le conseguenze».

Mai pentito di essersela presa con qualcuno?
«Agendo per legittima difesa, questo tipo di errore non lo puoi fare. E abbiamo talmente tante accortezze all'inizio che possiamo sempre girare. Quindi no, non c'è pentimento».
 
(Il Messaggero/Fiamma Sanò, 2 febbraio 2018)