Rassegna stampa

Oggi - Scrivo un libro sui disoccupati ma a Striscia ho il posto fisso

Lorenzo Beccati ha scritto un libro magistrale - Opinioni di un altro clown (Cairo Editore) - che racconta la discesa agli inferi di un ultracinquantenne che ha perso il lavoro e non lo ritrova più. È commedia della miglior specie (quella screziata di tragico), e socialmente scorrettissima, ma la maestria di chi scrive si saggia appieno solo considerando lo sforzo “mimetico" che ha dovuto compiere. Perché Beccati si cala nei panni del disoccupato dall'unico posto veramente fisso che esiste in tv: quello di autore di Striscia la notizia, il varietà più longevo del mondo.
 
È dovuto ricorrere alla fantasia.
«Lavoro con Ricci dal 1984, quando mi chiamò a Drive In: grazie a lui, un mestiere precario per definizione è diventato sicuro come un posto in una banca non veneta. Per il protagonista mi sono ispirato a un cugino elettricista, che bussava a tutte le porte con questo mantra: "Lavorerò gratis, pagatemi solo i contributi per arrivare alla pensione"».
 
Lei ha scritto diversi gialli storici. Perché ora l'epopea di un disoccupato che fa il pagliaccio per sbarcare il lunario?
«È una storia che mi è sgorgata d'istinto, ho cercato di "applicarci" un registro che, come a Striscia, sta tra il comico e il drammatico. Ma la mia vocazione resta "gialla"».
 
Il protagonista, infatti, progetta di uccidere il capoufficio: non è che vuole accoppare Ricci?
«Anzi, faccio il possibile perché sopravviva il più possibile. Gli devo tutto».
 
Se non lo avesse incontrato, cosa avrebbe fatto?
«A 21 anni avevo già moglie e figlia: per mantenerle avevo fondato un piccolo cabaret a Cuneo, che chiuse nel giro di poche settimane. All'ufficio di collocamento conobbi un signore che stava cercando un bracciante: ho scaricato il fieno per le pecore, fatto l'aiuti muratore. La mia fortuna fu incrociare Ricci e Grillo al Teatrino Instabile».
 
Com'era Grillo, all'epoca?
«Un formidabile falsario, come scrive Ricci nel suo Me tapiro. Raccontava barzellette altrui, ma lo faceva così bene che quando i comici che aveva "derubato" salivano sul palco, venivano insultati dal pubblico: "Ma questa Grillo la raccontava anni fa!", li sbeffeggiava la platea. Ricci era un grande comico e in più piaceva un casino. lo gli assomigliavo, avevo un fascino di riserva. Ma essendo entrambi sposati e fedeli...».
 
Drive In fu un battesimo di fuoco.
«Lavoravamo di notte, tutta la notte e tutte le notti: ne abbiamo saltate solo due. Una perché aveva preso fuoco lo studio, l'altra come premio per aver vinto il Telegatto».
 
Com'è la vita di autore di Striscia?
«Bella. E tosta. Si sta in studio da lunedì a venerdì, dalle nove e mezza di mattina alle nove e mezza di sera. Siamo divisi in coppie e ogni coppia ha a suo carico degli inviati: questa settimana mi toccano Staffelli e Stoppa. Ed è solo una parte del lavoro».
 
Quanto si guadagna?
«Abbastanza per il pane e il companatico. E d'estate abbiamo pure due mesi e mezzo di ferie».
 
Ha 62 anni: altri cinque e poi avrà diritto alla pensione.
«Io spero di durare quanto durerà Striscia: lo devo a Ricci, mi ha cambiato la vita. Le mie "bocce", comunque, saranno i libri: ho un accordo con una casa editrice, nei prossimi quattro anni dovrò sfornare quattro gialli».
 
La sua velina preferita?
«Se parla di bellezza, le dico Alessia Mancini e Cristina Quaranta. Se devo dare un giudizio globale, scelgo Melissa Satta: è anche una grande giocatrice di calcio balilla».
 
Lei è la voce del Gabibbo.
«Sì, ma le canzoni le canta Antonio (Ricci, ndr). Con la prima sigla Ti spacco la faccia scalò le classifiche».
 
Mai avuto paura di ritorsioni?
«Una sera, uscendo dal lavoro, vidi due tizi che mi venivano incontro bellicosi. Quando li ebbi a un metro, notai sui loro volti la luce dell'incertezza: mi avevano scambiato per Ricci. Era lui il bersaglio. Tornai su e dissi ad Antonio: "Non scendere". Avvisammo la security e quei due scapparono a gambe levate. Era un agguato». 
 
(Oggi/Alessandro Penna, 23 novembre 2017)