Rassegna stampa

Libero - Antonio Ricci, patron di Striscia, dà le pagelle ai vip «In tv tutti si prostituiscono»

Sono tre edizioni del premio È giornalismo che cerchiamo di intervistare Antonio Ricci. Il produttore e autore di Striscia la notizia, 67 anni, 30 dalla fondazione del tg satirico di Canale 5, arriva con le veline di turno e Michelle Hunziker, si concede volentieri alle chiacchiere, ma appena si tratta di concludere sparisce. Quest'anno pubblica un libro, Me tapiro (Mondadori), e allora, come pensa lui di tutti quelli che vanno in tv, è pronto a vendersi. Così ne approfittiamo nel suo studio bianco, quasi dentistico, all'interno della palazzina addobbata da circo dentro a Mediaset a Cologno Monzese.
 
Davvero pensa che in tv tutti si prostituiscano?
«Tutti hanno qualcosa da vendere, da un automobile a un'idea politica, e nel peggiore dei casi vendono se stessi».
 
Per questo lei non appare mai?
«Non ho niente da vendere, però utilizzo la mia rete commerciale che è la trasmissione. La mia ritrosia non viene capita. Io parlo tramite Striscia la notizia. E ho fatto questo libro proprio per non andarlo a presentare in tv».
 
Un'altra sua caratteristica è di ridicolizzare tutto e tutti?
«Non so come ti sia potuto venire in mente, sei proprio un ragazzo balzano!».
 
Laureato in Lettere e specializzato in Beni Culturali, deve la sua carriera a Beppe Grillo che la chiamò come autore altrimenti faceva il preside?
«Gli alunni volevano tutti venire nel mio ufficio».
 
Perché era simpatico?
«Più della media dei presidi, ma non da Guinness dei primati. Era una scuola privata e dormivo in auto perché tornavo alle 4 dai miei spettacoli comici al Derby di Milano».
 
Quando ha capito che non voleva apparire?
«Sono un timido rognoso che non deve cominciare se no non smette più. Con Grillo ho capito che mi piaceva fare l'autore. Anche perché lui pinzava gioiosamente i pezzi dell'uno e dell'altro comico e arrivato alla Rai aveva bisogno di testi originali».
 
Oggi di Grillo cosa pensa?
«Ha messo su un ambaradan, sarebbe più felice di fare il padre nobile, invece deve restare, il che gli regala molta energia. Siamo ancora molto amici, ma tutti compresa la moglie lo sconsigliavamo di fare politica».
 
Lo ha votato?
«No, ero all'estero durante le ultime elezioni. Grillo mi ha anche chiesto: "Com'è che non ci sei mai?". E io: "Vedi Beppe, trovo funerario metterti una croce in faccia"».
 
E alle prossime elezioni?
«Non lo so, anni fa ho fondato il Partito del Gabibbo e prima di Grillo il Movimento delle 5S: si può essere di sinistra senza sembrare stronzi».
 
Renzi sembra stronzo?
«Lo sembrava meno di quelli di prima, poi gli devono aver attaccato la malattia».
 
La sua sinistra è più moderata o radicale?
«Più radicale, sono molto critico perché se sei tanto consociativo non fai il mio lavoro, per il resto non mi definisco e aspetto che lo facciano gli altri».
 
I famosi fuorionda come fate ad averli?
«Quelli Rai ormai sono criptati. Una volta sbordavano lo spazio del segnale e catturavamo, ora ce li deve passare qualcuno come è successo per quelli di Flavio Insinna: girano sui telefonini e non puoi sapere chi li ha fatti».
 
Si è pentito della ricaduta sulla sua carriera?
«No, i suoi fuorionda li ho mandati dopo che la fine di Affari tuoi era decisa, la pena più grande che ha avuto è stata diventare l'inviato di Bianca Berlinguer. La trasmissione dei pacchi si basa sul fatto che non sai niente e vinci grazie alla provvidenza, non è servizio pubblico».
 
Con Bonolis ha fatto una polemica simile.
«Certo, faceva lo stesso programma. Non ce l'ho con loro, mi arrivano le segnalazioni».
 
In 30 anni di Striscia qualche rimorso?
«Di essere stato a volte troppo gentile, ma non per rispetto. Solo perché a noi questi avversari ci servono vivi».
 
Ha mai fatto delle operazioni di killeraggio per Mediaset verso programmi Rai?
«Non lo avrei mai fatto e non me l'hanno mai chiesto, inoltre non penso che a Mediaset ci sia qualcuno che guardi i programmi Rai. Tra noi e Rai 1 c'è una concorrenza fittizia: se Canale 5 è primo o secondo negli ascolti non cambia nulla dal punto di vista commerciale. C'è talmente tanta pubblicità nella fascia oraria di Striscia che il problema non esiste».
 
Ha pensato a quando finirà di lavorare?
«No, ho davanti due maestri della mafia ligure: Gino Paoli, che a 84 anni canta sempre meglio e Renzo Piano che vuole morire in cantiere».
 
Crede nella crisi della tv?
«Per ora è il mezzo più potente, sento che diminuisce, ma Striscia è su tutte le piattaforme. Non credo alla morte di nessun media».
 
Della giustizia italiana che idea si è fatto?
«Nel museino di Striscia, che accoglie il pubblico prima di entrare in studio, c'è un'installazione con le migliaia di denunce ricevute. Non siamo mai stati condannati. La giustizia è amministrata da uomini, con tutti i loro difetti, ma nel nostro caso è stata giusta».
 
E con Berlusconi?
«Secondo me ci sono stati degli evidenti casi di doppiopesismo e lui è stato l'impedimento a una seria riforma della giustizia».
 
Che idea si è fatto di lui alla fine?
«Nel libro lo definisco "la palla pazza che struppallazza", cioè non puoi comprimerlo, ha un'energia superiore alla media. Lo muove un amor proprio, chiunque al suo posto se ne sarebbe andato alle Bermuda con 150 ragazze eleganti e invece vuole ancora dimostrare di essere in campo».
 
Il vostro primo incontro?
«Lavorai con Loretta Goggi al primo varietà Fininvest Hello Goggi senza conoscere Berlusconi, poi gli proposi Drive in coi comici del Derby, che a lui inizialmente non interessava, ma mi chiese: "Perché ci tiene tanto? E se non lo facciamo?". Gli dissi che l'avrei proposto ad altri. E lui: "Possiamo darci del tu? Allora lo vuoi proprio fare...". Sulla carta non gli portava una lira perché quei comici non li conosceva nessuno, invece il suo gioco era fare la super Rai con le star strappate per attrarre pubblicità. Lo rividi solo alla fine della prima stagione. Di Striscia parlai con Giancarlo Giovalli, parli su Italia 1 e all'inizio durava 5 minuti».
 
E con Pier Silvio come si trova?
«È abbastanza anaffettivo con tutti, vive nel Pier Mondo. Con un padre così esuberante del resto...».
 
Pippo Baudo ha detto che lei a Mediaset gli faceva terra bruciata.
«Lui era la tv, attaccarlo era naturale e farlo mentre era a Mediaset una prova di libertà. Quando stava qui mi faceva piacere, perché non poteva scappare».
 
E la crisi di ascolti del ligure Fabio Fazio?
«Ma non potevi prenderti il mio libro, riportare qualche frase e poi dire che mi hai intervistato? Fazio lo definisco un "bruco curiale che avvolge tutto in una melassa indistinta". Se riproduce la stessa trasmissione di Rai 3 su Rai 1 ovvio che fa gli stessi ascolti di Rai 3. E mancata l'innovazione, pretendendo tra l'altro che Rai 2 e Rai 3 non facessero concorrenza. Per questo Canale 5 e La 7 con Giletti marciano felici».
 
A lei non è mai venuto in mente di innovare su Striscia?
«Striscia innova ogni anno anche se in modo impercettibile e appaga le voglie di qualsiasi autore. A lato però ho portato un programma come Velone a battere Miss Italia».
 
È vero che fece conoscere Michelle Hunziker a Enzo Biagi per convincerla a uscire dalla setta?
«Col vecchio saggio Biagi e l'imprenditore Giancarlo Aneri la portavamo a pranzo per aiutarla, ma senza la sua volontà non ne sarebbe mai uscita».
 
In tutti questi anni che idea si è fatto degli italiani?
«Diamo sempre la colpa agli altri e cerchiamo idoli da esaltare per poi insultarli».
 
E ora che momento è per l'Italia?
«Degradato. La politica non ha senso della realtà e non risolve i problemi, il che disaffeziona i cittadini e li spinge ad andare avanti da soli».
 
(Libero/Francesco Rigatelli, 20 novembre 2017)